Le recenti analisi sul tema della voice search ci ricordano lo strumento di comunicazione più potente: il nostro stesso corpo, per la precisione la voce.

Ehi Google, ciao Alexa

Tutto cominciò con il mobile, terreno dove – secondo Global Web Index – già nel 2016 1 utente su 5 cominciava a fare ricerche tramite utilizzo della voce anziché digitando sulla tastiera. A farla da padroni erano Siri, Cortana, Now, che via richiesta vocale al microfono dello smartphone indirizzavano l’utente all’informazione richiesta.

Ma cosa succede se la ricerca non devo più farla, perché il mio home assistant risponde subito con le migliori informazioni pensate su misura per me?

Nel 2018, quindi, il grande salto di qualità: Google Home, Amazon Alexa e Homepod di Apple sono agguerriti nello spartirsi quote di un mercato che promette davvero bene. Secondo il Voice Search for Local Business Study di Bright Local, negli Stati Uniti il 53% degli smart speaker effettuano ogni giorno almeno 1 ricerca locale per ristoranti, delivery food e negozi, e c’è ampio spazio di miglioramento degli home assistants dal punto di vista della mera tecnologia.

Le nuove frontiere

Si chiamano Voice Marketing e Voice SEO: se consideriamo che le ricerche fatte via voce si dimostrano il 76% più lunghe ed articolate di quelle scritte, e che a livello semantico la posta in gioco diventa altissima (immaginate di dire Alza il volume a palla e di sentirvi indirizzare al campetto vicino casa) appare chiaro quanto ampio sia il margine di intervento e quante strategie ancora sconosciute attendano i brand nel futuro prossimo.

Secondo Edison Research, il 22% dei proprietari di home speaker hanno effettuato almeno un acquisto da questo dispositivo.

Molto interessanti anche gli sviluppi nel campo della domotica, con possibilità di personalizzazioni ed esperimenti per i makers, e interventi importanti nella vita quotidiana degli anziani e dei bambini. Vedremo modifiche sostanziali nel comportamento delle nuove generazioni? Di certo c’è che oltre ad essere native digitali, esse avranno un nuovo compagno d’avventure in casa: già nel 2016, la fetta più rilevante di utilizzatori dei primi dispositivi di voice search erano i ragazzi fra i 16 e i 24 anni.

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