Un food delivery che vale 350 milioni di Euro (trainato, a sorpresa, dal consumo di cibi salutari), una ristorazione che non perde colpi e un successo per il settore agritech: quali sono le novità che in Italia potrebbero scalfire questi primati?

Mi stampo la cena

Dalla stampante 3D di pizza, che Beehex ha ideato per regalare agli astronauti la fragrante specialità italiana, agli esperimenti nientemeno che di Nestlé, il mondo della stampa di ultima generazione ha contagiato anche l’industria alimentare.

Al centro, i temi dell’automazione, della personalizzazione di prodotto ma anche della sostenibilità: la stampa 3D potrebbe aiutare a contrastare lo spreco alimentare.

I primi esperimenti, realizzati con un materiale tutt’altro che semplice come il cioccolato, mostrano risultati sorprendenti in termini di accuratezza della stampa e precisione dei tratti. Un elemento che di certo impressiona positivamente l’industria dolciaria e del lusso, tanto da mettere sotto i riflettori i macchinari ChocEdge e ByFlow.

Su Kickstarter, Ryan Foote lo scorso Dicembre 2018 ha proposto un ulteriore passo avanti: l’idea che il cioccolato possa diventare una scultura da produrre in 3D, un’opera d’arte dalla struttura architettonica complessa e dalle forme più disparate, il tutto mantenendo sempre al centro la qualità degli ingredienti e il target di clienti.

Intelligenza artificiale da leccarsi i baffi

La AI da strumento sconosciuto si è trasformata, nel settore food, in tecnologia utile ad intercettare i gusti sempre più specifici e personalizzati dei consumatori.
La startup israeliana Amai Proteins sta sintetizzando proteine dal gusto dolce al palato, che potrebbero sostituire lo zucchero tradizionale: il sistema AI-CPD (Agile Integrative Computational Protein Design) attraverso la fermentazione rende possibile l’eliminazione dei microrganismi e delle caratteristiche non dolci dalla proteina, che può quindi essere messa in commercio.

Anche Mc Donald’s sta investendo in AI, grazie all’acquisto della startup di Intelligenza Artificiale Dynamic Yield. I menu della nota catena di fastfood saranno digitalizzati e studiati su misura, prendendo in esame non soltanto i gusti di ciascun cliente ma anche le condizioni meteo, i prodotti più amati nel punto vendita e la quantità di persone presenti in quel momento in coda per l’ordinazione.

Che fine farà la tradizione artigianale?

Il tema dell’automazione tocca un tasto dolente, soprattutto nel nostro Paese e in tutti quelli che fanno dell’import-export enogastronomico un punto di forza (e di PIL).
In termini di pasticceria, panificazione e lavorazione manuale, chi propone macchine e tecnologie 3D dovrà confrontarsi con la tradizione, e dovrà farlo diversificando gli utilizzi e i target, ma anche supportando i professionisti coinvolti in prima persona.

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