C’era una volta lo snack: oggi l’automated retail si evolve, nel food e oltre.

Cibi sani

Addio alle vecchie vending machines che distribuiscono cibi confezionati, calorici e decisamente poco salutari: dall’Italia arriva sul mercato Fresco Frigo, che intercetta i momenti lasciati scoperti dal delivery nella giornata del consumatore medio e mette i cibi freschi a portata di macchinetta in ufficio, all’università o negli ospedali.
Lanciata a fine 2018 e tutta Made in Italy, vuole proporre cibo fresco (da consumarsi entro 2 giorni), sano, di qualità e accuratamente tracciato: il fornitore, ad esempio un ristorante, dovrà essere riconoscibile e provenire da una distanza di massimo 500 metri dalla vending machine. L’acquisto avverrà via app, la tecnologia di identificazione a radiofrequenza (RFID) individuerà il prodotto grazie ad appositi dispositivi integrati e al consumatore non resterà che pagare tramite il proprio wallet digitale.

Simile nella filosofia, ma con una differente origine di fornitura dei prodotti, è anche Farmer’s Fridge, lanciato del 2013 negli Stati Uniti e diventato ben presto complementare al più blasonato Amazon Go.
Uno chef in azienda prepara i piatti, aggiornando costantemente il menu grazie ai feedback dei consumatori e ai report degli algoritmi pensati per calcolare le preferenze su ciascun distributore, poi una rete di consegna li distribuisce nelle 200 vending machines, per lo più installate nell’area di Chiacago e Milwaukee.

Per i più bisognosi

Una macchinetta che cambia in meglio la vita e aiuta i senzatetto o le fasce più povere ad accedere rapidamente (e gratis) a beni di prima necessità: questo è l’obiettivo dell’iniziativa di Action Hunger, partita dal Regno Unito.
Grazie all’ausilio di vending machines dedicate, posizionate in fase iniziale nella zona urbana di Nottingham, chi ne ha più bisogno potrà ritirare in qualsiasi momento cibo, spazzolini, dentifrici, calze pulite. Action Hunger distribuirà le card di accesso al servizio sulla base di criteri di necessità grave ed immediata, in collaborazione con The Friary, anch’essa associazione no profit operante sul territorio britannico.

Hi-tech

Al CES 2020 a Las Vegas (USA) c’era anche ARetail, altra impresa tutta italiana che propone un nuovo concetto di rivendita di apparecchiature tecnologiche.
Nata all’interno del Polo Tecnologico di Pordenone e partita poi con una prima sperimentazione all’Università Cattolica di Milano, ARetail ha sviluppato – in collaborazione con la nostra software house piemontese Nilos – la prima vending machine che distribuisce 24 ore su 24 prodotti di elettronica e accessori quali chiavette USB, caricabatterie, auricolari, powerbank. Se il prodotto non rappresenta in sé una vera e propria innovazione, essendo già da tempo presente nel settore food come visto sin qui, la svolta arriva dalla sua natura ibrida a metà fra magazzino, ecommerce e locker, che dà al consumatore la possibilità di acquistare i prodotti e poi, in un secondo momento, ritirarli presso il distributore automatico.
In questo modo, se il prodotto è già presente nella vending machine, i tempi sono di gran lunga più concorrenziali delle consegne del competitor Amazon Prime e si aprono interessanti opportunità di marketing per le aziende produttrici, che potranno utilizzare questi distributori come punti di presentazione del proprio catalogo di prodotti o delle promozioni. Qui la tecnologia applicata viene definita “phygital”, ovvero fisica e digitale insieme, e l’acquisto del prodotto scelto avviene tramite scansione di un QR code via smartphone.

Così come nel settore del food, anche in quello della tecnologia l’innovazione dell’automated retail apre interessanti scenari futuri e rimescola le carte per le imprese, che possono fronteggiare con meno timori i colossi Amazon e Google.

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